giovedì 2 giugno 2016

Maternità surrogata: una separazione che non fa altro che allargare una ferita già aperta?

Come negli anni passati fecero tanto scalpore argomenti quali trasfusioni di sangue, aborto e trapianti adesso è il tema della maternità surrogata a farsi largo tra l'opinione pubblica che nonostante tutto sembra risultare ancora un po' perplessa riguardo alla fatidica domanda:"È giusto o no legalizzare la maternità surrogata?"

Occorre innanzitutto sottolineare, come scrive Cristiana Alicata per La Repubblica, che l'utero in affitto  non è una questione solamente gay, tutt'altro, sono tantissime le coppie sposate ed etero che per vari motivi non riescono ad avere figli desiderose di  nascondere la propria sterilità che quindi  si recano in paesi dove è possibile fare ciò. Ed anche se fosse una questione omosessuale in quanto si ricollega alle unioni civili? Cosa cambierebbe? Davanti ad una società che si dichiara così apertamente progressista perché si crede ancora che il figlio di una coppia gay non dovrebbe crescere in maniera sana e con solidi principi? Perché ormai tutto sembra essere velato da enormi pregiudizi. Ma altre sono le realtà nel mondo, in paesi come Australia, Canada, Danimarca, Stati Uniti (solo per citarne alcuni), non vi è questo problema, questi stati, hanno deciso 
di legalizzare la gestazione per altri, ma solo quella a titolo gratuito, sia a favore di famiglie sterili, sia a favore di una coppia omossessuale che vorrebbe avere un figlio ; ciò non fa altro che apportare conseguenze positive per la nazione e soprattutto per chi ci vive. La Danimarca, ad esempio è un paese invaso dai bambini, per questo lo Stato, per agevolare essi e le loro famiglie ha deciso apportare modifiche interne alla nazione, per sostenere un welfare che aiuti i genitori, offrendo maggiori servizi alle famiglie, con l’apertura di più asili nido e dando più tempo ai parenti da passare insieme ai figli incrementando il benessere del paese stesso. In questo caso è quindi da considerarsi giusta la questione della maternità surrogata, che trova aderenza nelle tesi di Jeremy Bentham, per il quale se una qualsiasi azione tende ad aumentare la felicità di un individuo, o meglio ancora di una società è da considerarsi utile e quindi pienamente giusta, come nella situazione appena citata.

Ma non dimentichiamoci che al centro di tutto questo c'è proprio la madre. Secondo studi in campo psicoanalitico e psichiatrico le conseguenze della cessione del bambino sono molti gravi. Si parla soprattutto di gravi patologie psichiatriche di natura depressiva che possono portare anche al suicidio. Naturalmente ci sono comunque una serie di norme che servono a tutelare la salute di queste donne soprattutto in quegli stati in cui al giorno d'oggi la pratica della gestazione per altri è totalmente legale a patto però che questa sia a titolo gratuito e legata ad una serie di normative giudiziarie atte alla completa messa in sicurezza di questa pratica. Tutto ciò, però oltre a minacciare la salute di queste donne, non fa altro che aggravare anche la situazione del bambino. Ogni neonato, infatti, fin dalla gravidanza stabilisce un rapporto speciale, una sorta di dialogo sensoriale ed emotivo, con la mamma che viene, nella mente del bimbo, percepita immediatamente come figura di riferimento. Secondo recenti studi psicoanalitici condotti da alcuni dei medici più famosi in questo campo, quali M.Klein, H,Kohut, D. Winnicott, sono stati appurati casi traumi infantili se avvenuta questa separazione. Non sono forse queste inermi creature le inconsapevoli vittime di tutto ciò? Forse siamo davvero così accecati dall’egoismo fino a pensare solo a noi stessi tralasciando le conseguenze che possono esserci negli altri prendendoci la responsabilità del loro futuro . Ma cosa è veramente meglio per questi bambini? Secondo Locke tutti gli uomini sono uguali, per quanto esistono allo stato di natura , ed in quanto tali presentano dei diritti naturali inviolabili come il diritto alla vita, il diritto alla libertà ed il diritto alla sicurezza. Questi diritti non possono negati dallo Stato, che anzi li deve proprio tutelare. Ma allora, in fin dei conti, se lo Stato non può negare un determinato diritto ad un individuo, come può una qualsiasi persona pretendere di avere diritti su un’altra? Qualsiasi individuo, sottolinea Locke, il che significa che sotto questa categoria, oltre a donne, uomini, ricchi, poveri, anziani, cadono anche i bambini, e che quindi hanno anch'essi diritto alla loro libertà ed alla loro sicurezza, come del resto le madri che decidono di affrontare questa gravidanza.  Ma allora perché una persona dovrebbe dare alla luce un figlio per poi darlo subito via e correre tutti questi rischi? La risposta forse è più semplice di quella che pensiamo. Come affermato nuovamente da Jeremy Bentham, celebre filosofo inglese, le azioni dell'uomo conformi al suo tanto sostenuto principio di utilità  se hanno come unico fine il raggiungimento della felicità sono giuste. In questo caso si parla sia della felicità della famiglia che adotterà il bambino ma sia anche della felicità di chi ha deciso di compiere questo gesto assolutamente senza fini di guadagno. Portando quindi ad un benessere la pratica non potrà che essere giusta. Fin qui sembrerebbe una di quelle tante storie a lieto fine se non fosse per il fatto che le aspettative non riflettono mai quella che è la mera realtà. Infatti tutt'ora nel mondo moltissime donne in estrema condizione di povertà vengono sfruttate per questa pratica come ricorda sempre nel suo articolo Cristiana Alicata. Questo è un grosso passo indietro per la nostra società che ostina a reputarsi così moderna; rifacendosi a ciò che affermava Rawls, un altro filosofo, tutto ciò non è altro che una grandissima ingiustizia, per lui infatti la giustizia deve essere intesa come equità, nessuno è quindi avvantaggiato o svantaggiato rispetto ad un altro, cosa che non si riflette con quanto scritto appena sopra. Inoltre lo sfruttamento a cui sono costrette queste future madri in questi paesi avviene fin troppo spesso illegalmente,e, citando Aristotele, uno dei più conosciuti filosofi della storia, ciò che è illegale è da considerarsi ingiusto ed iniquo, vengono infatti meno in questo contesto i diritti dell’individuo, che devono essere sempre rispettati;  queste donne, infatti,  paiono essere  uno strumento nelle mani di chi è solo accecato dagli interessi, di chi vede solo i soldi e nient'altro, di chi ha il cuore oscurato dall'egoismo a grande differenza di tutte queste madri.

martedì 3 maggio 2016

LEGALIZZARE O MENO LA PROSTITUZIONE

Ancora oggi, in Italia, il fenomeno della prostituzione continua ad essere rilegato nella clandestinità. Le ragazze, per propria scelta o perché costrette, (e queste sono la maggior parte), si trovano a esercitare la loro attività sul ciglio delle strade o in luoghi sempre più appartati, bui ed isolati.
Legalizzare, nel senso più comune e significativo del termine (nel senso di “essere e rendere legale), dovrebbe essere di base e fondamento in una società civile e democratica; significherebbe interessarsi ed occuparsi di una determinata questione, regolamentarla e disciplinarla e non necessariamente arrivare a consentirla.
Si tenga presente che, ancora oggi, nel nostro Paese la prostituzione non è disciplinata: non è disciplinata nel nostro codice penale e, di conseguenza, non è considerata reato.
Con la legge Merlin del 1958, veniva stabilita la chiusura dellecase chiuse” e l'abolizione della relativa regolamentazione, introducendo tutta una serie di reati e fattispecie criminose, che dovevano servire a contrastarne lo sfruttamento ed il favoreggiamento da parte dei clienti.
Da quel momento in poi, quindi, a causa di quel vuoto giudiziario creatosi, si sono alternati momenti nei quali il fenomeno veniva tollerato, con altri periodi meno transigenti, lasciando spazio di conseguenza, al potere di manovra della malavita, di organizzazioni criminali senza scrupoli, dedite all'illecito sfruttamento di povere ragazze, quasi sempre provenienti da Paesi del terzo mondo tormentati da estenuanti e sanguinose guerre civili.
Ragazze per lo più adolescenti, illuse da prospettive di vita migliore, portate lontano dai loro Paesi per essere invece minacciate e sfruttate da criminali senza scrupoli, disposti a tutto pur di arricchirsi sulla loro pelle.
Legalizzare quindi significherebbe individuare e censurare i casi di “tratta” degli esseri umani e di sfruttamento, stroncando l'illecito arricchimento ed i proventi della malavita e tutta quella serie infinita di reati collegati.

Sempre più spesso, quindi, si punta oggi alle retate in appartamenti e soprattutto per strada, nei quartieri di periferia, più che altro come palliativo per l'opinione pubblica, senza riuscire però ad arginare il fenomeno dello sfruttamento. Vengono identificate e schedate le ragazze, ma difficilmente si riescono a colpire i loro aguzzini.
Per questo motivo, negli ultimi anni, sta prendendo sempre più piede e sta maturando sempre più l'idea, di regolamentare una volta per tutte il fenomeno ritornando, in un certo senso, alle vecchie case chiuse.
Si proporrebbe di delimitare il fenomeno e circoscriverlo in luoghi sani e sicuri, identificando e controllando le ragazze anche dal punto di vista sanitario ed al contempo, regolamentando il fenomeno anche dal punto di vista fiscale, stroncando del tutto lo sfruttamento illegale.
Allo stesso tempo, però, si ha quasi la tendenza a pensare e credere che legalizzare la prostituzione comporti una sorta di approvazione morale da parte della società, in gran parte ancora restia come cultura, ancora lontana, per ciò che riguarda tale fenomeno, a quel pieno e alto valore di giustizia che, come lo stesso filosofo John Rawls afferma, ha il compito di provvedere all'equità e all'uguaglianza dei diritti fondamentali, i quali dovrebbero spettare allo stesso modo a qualunque libero cittadino del Paese.
Da un servizio televisivo girato in Germania dalle Iene, ad esempio, si potrebbero comprendere meglio gli effetti positivi scaturiti dalla legalizzazione del fenomeno. Si parla di una vera e propria industria del sesso; esistono ,infatti, centinaia di centri sparsi per tutto il paese dove le ragazze possono praticare liberamente il mestiere, pagare le tasse sui loro guadagni, essere coperte da un assicurazione sanitaria, come fosse una qualsiasi normale attività lavorativa.
Ritengo, in conclusione, che lo scopo della legalizzazione della prostituzione dovrebbe essere quello fornire i diritti di un cittadino qualunque, che forse ha semplicemente ha scelto di vivere secondo principi morali diversi, proteggendolo da qualsivoglia tipo di abuso e fornendogli l'adeguata e completa regolamentazione, sia dal punto di vista penale, che da quello fiscale e sanitario.

Consapevoli che nessuna legge sarebbe in grado di eliminare del tutto il fenomeno, quanto meno si è sicuri di averlo regolamentato.


domenica 1 maggio 2016

legalizzazione della prostituzione: giusta o no?

la prostituzione, un business

Settantamila prostitute, 9 milioni di clienti per un giro d’affari di 5 miliardi di euro, è chiaro che il fenomeno della prostituzione ha le proporzioni di una grande industria.Nel 2001 il Parlamento tedesco ha approvato una legge molto discussa sulla prostituzione, che per la prima volta attribuiva alle prostitute una serie di nuovi diritti e garanzie.
Ma è proprio vero che con la regolamentazione la criminalità smette di guadagnare e di sfruttare? Come cambiano, se cambiano, le condizioni sociali dei sex workers in questi paesi?
La prostituzione è regolamentata per legge in Germania, Olanda, Svizzera, Austria, ma anche Grecia, Regno Unito, Ungheria e Lettonia. Ognuno di questi paesi ha scelto la propria formula, dai bordelli statalizzati alla creazione di quartieri a luci rosse, fino alla concessione di specifiche licenze. L’effetto più visibile delle normative sulla regolamentazione nei diversi paesi è il miglioramento del “decoro” urbano: strade e sobborghi vengono ripuliti dalla prostituzione di strada, inoltre diminuisce il costo sociale di una diffusa e incontrollata attività criminale sul territorio.

modelli, soluzioni che portano alla legalizzazione

“Quale sia il modello migliore non lo sappiamo. – spiega Di Nicola -. Ogni modello ha i suoi limiti, ma senza ombra di dubbio l’approccio dello struzzo, ovvero di chi mette la testa sotto la sabbia perché è più facile non vedere che affrontare il problema, non porta a nulla di buono.Tralasciando aspetti di carattere etico, la politica per fare le proprie scelte dovrebbe basarsi sui dati. Il sistema adottato dall’Italia, ovvero quello di consentire la prostituzione senza regolamentarla, è quello che presenta i maggiori "costi", ci sono i costi umani, quelli legati alla criminalità, quelli sanitari, quelli sulla sicurezza percepita . Si può dire che ragionando per astratto il modello italiano ha più costi rispetto a quei paesi che adottano politiche di regolamentazione”. Preferibile dunque una regolamentazione del settore: “La regolamentazione distinguerebbe il lecito dall’illecito, eliminando o riducendo quelle zone grigie dove non si capisce bene chi è punibile per quale reato”. Insomma dove esiste una regola chiara si capisce meglio quello che si può e quello che non si può fare e, di conseguenza, chi va perseguito e chi no.

i diritti delle prostitute, la situazione in Germania

In Germania fino all’entrata in vigore della nuova legge per la legalizzazione della prostituzione non c’erano delle norme precise sul tema: la prostituzione era un'attività legale, anche se limitata da una serie di leggi diverse in molti aspetti. Tuttavia, questa attività era considerata immorale, e di conseguenza alle prostitute non veniva riconosciuto alcun diritto. Dal 2002, il rapporto tra cliente e prostituta non è più considerato “immorale” per la legge.I contrari alla legalizzazione della prostituzione stessi basano le argomentazioni su un piano di valori morali, soggettivo, mentre la discussione si dovrebbe basare sui diritti individuali, oggettivi, poichè i valori morali toglierebbero l'oggettività che ci permette di vivere in comune accordo. La legalizzazione della prostituzione non è una forma di approvazione morale da parte della società, e quindi la rivalutazione di un fenomeno che rappresenta invece per molti uno degli aspetti più vergognosi e degradanti.In realtà l'intento di tale legalizzazione è quello di proteggere i diritti civili e l’integrità fisica della prostituta,verrebbe semplicemente istituito dallo stato con la prostituta lo stesso tipo di rapporto che ha già con tutti gli altri cittadini. La legalizzazione della prostituzione rappresenta un passo avanti nel rispetto e nella tutela dei diritti individuali.La prostituzione, in Germania, non era riconosciuta come professione: non era quindi possibile stipulare dei contratti, e allo stesso modo le prostitute non avevano diritto a tutto ciò che ne conseguiva, come l’assicurazione sanitaria, il sussidio di disoccupazione e la pensione. Con la nuova legge, le prostitute possono stipulare un contratto capo-dipendente con il proprietario-gestore del bordello, in modo da avere accesso a tutti quei servizi che lo Stato mette a disposizione ai suoi cittadini.

i contrari

"Chi vorrebbe mai una casa di tolleranza nel proprio quartiere, con tutto ciò che questo comporta?" Sembra un dubbio puramente teorico, ma in realtà già prima della legge Merlin ci furono manifestazioni e proteste contro le case chiuse, che riducevano il valore dell’intera zona.

"Alcune prostitute sono vittime di sfruttamento o violenza, e i loro aguzzini devono essere sbattuti in prigione per i loro crimini. La posizione – poco plausibile, secondo l’Economist – che “tutte le prostitute sono vittime” è inoltre sempre più difficile da sostenere, dato che gran parte della compravendita sessuale (almeno in una certa parte di mondo) avviene online. Il fatto che molte prostitute abbiano dei siti web personali significa che queste donne possono e scelgono di commercializzare loro stesse. Questo cambiamento nella compravendita di sesso «fa apparire sempre più» l’offerta e l’acquisto di prestazioni sessuali come «un normale settore di servizi», per molti, sia uomini che donne, il lavoro sessuale è solo questo: un lavoro. Non abbiamo mai creduto al fatto che tutte le prostitute siano vittime".

la prostituzione sicura: online

Dall’analisi di un grande portale internazionale che ospita 190 mila profili di prostitute, risulta che queste donne si comportano esattamente come le altre lavoratrici autonome in altri mercati del lavoro. Effettuano prenotazioni on-line, hanno un tariffario, decidono i servizi che intendono offrire e specificano i servizi in cui sono specializzate. Stanno nascendo inoltre siti che prevedono un sempre maggior controllo delle rispettive identità e del rispettivo stato di salute. I «moralisti si lamenteranno» dello spostamento del mercato su Internet, dice il settimanale, «perché penseranno che il mercato del sesso aumenterà»: è infatti più facile il contatto tra acquirenti e venditori, più sicuro e, soprattutto, più discreto. «Ma tutti gli altri dovrebbero gioirne, il web renderà la prostituzione più sicura di quanto qualsiasi legge abbia mai fatto».

La rivista cita infine il modello svedese, il cui scopo è quello di eliminare la prostituzione eliminando la domanda,criticandolo poichè vietare l’acquisto di sesso è illiberale tanto quanto vietarne la vendita. Ma il mercato del sesso esisterà sempre e il nuovo approccio non ha fatto nulla per evitare i danni associati a esso.I governi dovrebbero concentrarsi su come scoraggiare e punire i crimini legati alla prostituzione e lasciare agli adulti consenzienti che desiderano acquistare e vendere sesso la libertà di farlo in modo sicuro e privato: online

Apple vs FBI

In questo ultimo periodo si parla molto del dibattito tra la Apple e l'FBI. Questo dibattito nasce dal rifiuto della Apple di sbloccare l'iPhone ad un presunto terrorista di nome Syed Farook. La ragione per cui la Apple ha rifiutato è perché pensa che una volta sbloccato un telefono l'FBI sarebbe in grado poi di sbloccarne molti altri, anche se quest'ultima  ha ripetuto e fatto capire più volte che si sarebbe trattato solo per questa causa in quanto vi era la possibilità di catturare un terrorista. Bisogna dire peró che inizialmente la Apple aveva accettato di aiutare l'FBI con un metodo già testato in altre occasioni ovvero quello di portare il telefono in un area in cui è presente una rete Wi-Fi nota al telefono, nella speranza che l'iPhone faccia un backup su iCloud  e salvare sui server Apple i dati relativi alle ultime settimane. Ma lavorando su questo caso i tecnici hanno scoperto che qualcuno aveva cambiato la password dell'account iCloud di Farook, rendendo inutile la procedura. Quindi non potendo utilizzare questo metodo la Apple si è rifiutata di dare una mano all' FBI. Le ragioni del rifiuto da parte di Apple le ha spiegate approfonditamente in un intervista Tim Cook. Secondo lui il problema di fondo è che dal punto di vista tecnico è impossibile sbloccare quell'iphone senza creare uno strumento (una speciale versione di ios senza funzioni di sicurezza)  che sarebbe in grado di sbloccare qualsiasi iPhone al mondo. Questo strumento sarebbe molto desiderato da qualunque organizzazione criminale o governo e quindi chiunque la custodisse sarebbe attaccato dai migliori intrusi informatici. Di conseguenza prima o poi questo strumento così ambito e delicato  sfuggirebbe alla custodia di chiunque, compresa quella di Apple, e sicuramente di quella della autorità federali americane, che si sono già in passato fatte sfuggire dati sensibili di milioni di americani in una serie di attacchi informatici. Verrebbe compromessa completamente la sicurezza di milioni di utenti onesti che affidano ai loro cellulari dati sensibili e personali come possono essere dati di lavoro, messaggi confidenziali, o il luogo dove si trovano i propri figli. Quindi secondo Cook l'unico modo per non far finire in mani ostili questo strumento è non crearlo proprio. L'FBI per tal rifiuto ha anche attaccato le aziende tecnologiche muovendogli una accusa per l'utilizzo della crittografia che secondo loro impediva e rendeva più difficile lo svolgimento delle indagini su casi anche molto delicati, come attacchi terroristici. Nel sito m.yahoo.com possiamo leggere che il dipartimento di giustizia riguardo il problema tra Apple e FBI ha rinviato la resa dei conti, ciò potrebbe essere considerata una vittoria per la Apple. Ma si tratta di un costo: il suggerimento che ci possa essere una lacuna nel software di protezione dei contenuti dei recenti iPhone. Per capire chi ha ragione o meno possiamo fare riferimento al concetto aristotelico di etica. Aristotele sosteneva che ogni azione viene compiuta per un fine che appare buono e desiderabile; il fine sommo è la felicità, che consiste nell'usare secondo virtù la ragione e realizzare così la vera natura umana. Partendo da questo concetto possiamo comprendere il pensiero dell'FBI che vorrebbe sbloccare il telefono di Farook per salvaguardare e fare del bene (quindi rendere felici) a molte individui, in quanto in tal modo si potrebbero evitare altre stragi o attacchi terroristici. Come sostiene Aristotele il bene supremo del singolo, subordinato alla politica, è meno perfetto se non corrisponde al bene dell'intera comunità. La maggior parte degli americani si è schierata a favore dell'FBI, una minoranza è dalla parte della Apple e alcuni non hanno espresso il loro parere. D'altronde non tutti gli uomini sono d'accordo sul significato da dare alla parola felicità, soprattutto in un epoca utilitarista come quella attuale e dove gli interessi economici prevalgono su quelli umanitari. Non è facile sancire con certezza quale decisione sia la più etica, in quanto da un lato lo sblocco dei telefoni sarebbe utile per lo svolgimento delle indagini dell'FBI per la lotta al terrorismo ma dall'altro si andrebbe a violare il diritto di privacy delle persone. Indubbiamente la complessità dell'agorà virtuale rispetto all'agorà della polis greca ha reso più difficile delimitare e gestire il concetto e le relative regole della privacy. Anche rispetto a ciò il pensiero Aristotelico puó correrci in aiuto, facendoci riflettere su come sia difficile seguire tra due posizioni estreme la rotta della medietà. Sappiamo quanto l'idea di giusto mezzo di Aristotele sia difficile da trovare perché è un punto estremamente fragile. Ma resta la speranza che la ragione, di volta in volta, adeguatamente educata saprà dove spostarsi per allontanarsi dagli eccessi. La tesi per la quale si dovrebbe sbloccare il telefono di Farook, si potrebbe negare sostenendo il pensiero dei sofisti, ovvero considerare questa tesi una decisione che va contro natura. Mentre se prendiamo in esame la seconda tesi, ovvero quella per cui non si dovrebbe sbloccare l'iPhone di Farook, la si potrebbe negare sosotenendo il pensiero di Aristotele sull'etica, cioè che ogni azione ha un fine, questo fine è il bene sommo che coincide con la felicità e quindi la Apple non sbloccando tale iPhone non farebbe la felicità di molte persone.

è giusto che Apple rifiuti lo sbolocco per l'accesso ai dispositivi mobili personali richiesto dallo Stato per indagini di polizia?

E' da un po' di tempo che si parla della storia tra la Apple e l' FBI. Questa storia nasce perché la Apple non vuole sbloccare all' FBI l' iphone di un  presunto terrorista. La Apple si è rifiutata di sbloccare il telefono di Syed Farook (il presunto terrorista)perché ritiene che se l' FBI potesse accedere a questo iphone, nulla li avrebbe impedito di farlo a molti altri. L' FBI ha ribadito che si sarebbe trattato di una richiesta unica per questo caso. L' FBI ha anche incolpato le grandi aziende tecnologiche di usare la crittografia rendendo così più difficile risolvere vari casi e perciò bloccare attacchi terroristici. Le aziende tecnologiche hanno risposto dicendo che se non usassero la crittografia, i dati degli utenti non sarebbero protetti dagli hacker. Nel sito www.geekwire.com c'è un documento che riferisce alcuni dati riguardanti questo caso, in questo articolo c'è scritto che il 51% degli americani che hanno risposto ad un sondaggio sono d'accordo con l' FBI e il 38% ha detto di essere dalla parte della Apple mentre l' 11% ha risposto "non so". In quest'articolo si nota anche che le persone più anziane sono molto di più verso l' FBI infatti quasi il 70% di loro erano a favore che la Apple sbloccasse il telefono di Farook. Come dice il filosofo Rawls la giustizia deve essere intesa come equità, in base avrebbe ragione la Apple a non sbloccare l'iphone in quanto Farook deve essere messo al pari degli altri e come non sbloccherebbe il telefono di una persona qualsiasi non dovrebbe sbloccare neanche quello di Farook, però è molto difficile mettere Farook al pari degli altri in quanto egli è un probabile terrorista e quindi non sbloccando il telefono la popolazione ha paura di un probabile attentato e perciò vuole che l' iphone sia sbloccato. Il nostro non è uno stato monarchico ma bensì uno stato liberale perciò l'uomo, secondo Locke che è il teorico dello stato liberale, gode di 4 diritti fondamentali che sono quello della vita, quello della libertà, quello della proprietà e quello della sicurezza, più il diretto della privacy che è un diritto che è nato negli ultimi secoli, quindi secondo questo punto di vista la Apple non dovrebbe sbloccare il telefono del presunto terrorista. In base a quanto considerato potrebbero avere ragione qualunque delle due parti ma se ci fosse un modo per sbloccare l' iphone di Farook senza creare un software in grado di sbloccare tutti gli iphone, avrebbe ragione l' FBI ma siccome non si sa se è possibile sbloccare questo cellulare senza creare questo software, non si sa neanche chi ha ragione. Se si afferma come tesi che Apple dovrebbe sbloccare l'iphone di Farook, questa tesi si potrebbe negare perché, in base a quanto scrivono i sofisti, lo sblocco del telefono non sarebbe giusto secondo natura. Mentre se si afferma come tesi che Apple non dovrebbe sbloccare questo iphone, questa tesi si potrebbe negare perché, sempre in base a quanto scrivono i sofisti, ciò andrebbe d'accordo con la natura ma la Apple sarebbe ingiusta nei confronti dello stato.  

Maternità surrogata: una separazione che non fa altro che allargare una ferita già aperta?

Come negli anni passati fecero tanto scalpore argomenti quali trasfusioni di sangue, aborto e trapianti adesso è il tema della maternità surrogata a farsi largo tra l'opinione pubblica che nonostante tutto sembra risultare ancora un po' perplessa riguardo alla fatidica domanda:"È giusto o no legalizzare la maternità surrogata?"

Occorre innanzitutto sottolineare, come scrive Cristiana Alicata per La Repubblica, che l'utero in affitto  non è una questione solamente gay, tutt'altro, sono tantissime le coppie sposate ed etero che per vari motivi non riescono ad avere figli desiderose di  nascondere la propria sterilità che quindi  si recano in paesi dove è possibile fare ciò. Ed anche se fosse una questione omosessuale in quanto si ricollega alle unioni civili? Cosa cambierebbe? Davanti ad una società che si dichiara così apertamente progressista perché si crede ancora che il figlio di una coppia gay non dovrebbe crescere in maniera sana e con solidi principi? Perché ormai tutto sembra essere velato da enormi pregiudizi.

Ma non ci dimentichiamo che al centro di tutto questo c'è proprio la madre. Secondo studi in campo psicoanalitico e psichiatrico le conseguenze della cessione del bambino sono molti gravi. Si parla soprattutto di gravi patologie psichiatriche di natura depressiva che possono portare anche al suicidio. Naturalmente ci sono comunque una serie di norme che servono a tutelare la salute di queste donne soprattutto in quegli stati in cui al giorno d'oggi la pratica della gestazione per altri è totalmente legale a patto però che questa sia a titolo gratuito e legata ad una serie di normative giudiziarie atte alla completa messa in sicurezza di questa pratica. Ma allora perché una persona dovrebbe dare alla luce un figlio per poi darlo subito via? La risposta forse è più semplice di quella che pensiamo. Come affermato da Jeremy Bentham celebre filosofo inglese le azioni dell'uomo conformi al suo tanto sostenuto principio di utilità  se hanno come unico fine il raggiungimento della felicità sono giuste. In questo caso si parla sia della felicità della famiglia che adotterà il bambino ma sia anche della felicità di chi ha deciso di compiere questo gesto assolutamente senza fini di guadagno. Portando quindi ad un benessere la pratica non potrà che essere giusta. Fin qui sembrerebbe una di quelle tante storie a lieto fine se non fosse per il fatto che le aspettative non riflettono mai quella che è la mera realtà. Infatti tutt'ora nel mondo moltissime donne in estrema condizione di povertà vengono sfruttate per questa pratica come ricorda sempre nel suo articolo Cristiana Alicata. Questo è un grosso passo indietro per la nostra società che ostina a reputarsi così moderna; rifacendosi a ciò che affermava Rawls, un altro filosofo, tutto ciò non è altro che una grandissima ingiustizia, per lui infatti la giustizia deve essere intesa come equità nessuno è quindi avvantaggiato o svantaggiato rispetto ad un altro, cosa che non si riflette con quanto scritto appena sopra. Quelle donne paiono essere  uno strumento nelle mani di chi è solo accecato dagli interessi, di chi vede solo i soldi e nient'altro, di chi ha il cuore oscurato dall'egoismo a grande differenza di tutte queste madri.

domenica 10 aprile 2016

CONCEZIONE DELLA GIUSTIZIA SECONDO JOHN RAWLS


Tesi fondamentali:
1                Al fine di creare una giusta società deve essere necessaria la presenza di principi di giustizia determinati in una situazione originaria di uguaglianza da individui liberi e razionali;
2               La giustizia deve essere intesa come equità ( bisogna tornare ad una posizione originaria di uguaglianza che corrisponde allo stato di natura della teoria tradizionale);
3               I principi di giustizia devono essere scelti, come dice Rawls, sotto un velo d’ignoranza;
4                Per stabilire i principi di giustizia bisogna considerare ciò che è giusto e ciò che è ingiusto;

Argomentazione fondamentale:
Secondo Rawls la giustizia è l’affermarsi di principi di giustizia (che devono sottintendere i tipi di collaborazioni sociali da mettere in atto e le forme di governo da istituire) scelti in accordo da soggetti liberi e razionali. Ma a chi spetta il compito di istituire questi principi ed in modo equo? Per Rawls ciò può avvenire solamente tornando alle origini, ad una situazione originaria di uguaglianza e quindi di uguale libertà nella quale è bene definire i termini per l’associazione sociale. Tornando ad una posizione originaria, di equità ,infatti, i principi di giustizia vengono scelti in maniera equa, sotto un velo di ignoranza , poiché nessuno sa quale sia il suo posto in questa società e quindi tutti presentano gli stessi diritti, ognuno vive nella medesima condizione in cui vivono gli altri e perciò non si andrebbero a creare vantaggi o svantaggi a discapito dell’uno o dell’altro. A questa situazione sembra però difficile associare un principio di utilità, perché una persona dovrebbe rinunciare a dei benefici solo per vedere altri individui meglio collocati nella società? In fondo a nessuno sembra giusto tollerare una duratura perdita personale solo per aumentare il livello generale di utilità.

Tesi conclusiva:
Il gruppo di individui arriverà quindi a valutare due tipi di principi differenti:
- il primo che prevede l’uguaglianza nell’assegnare i diritti ed i doveri fondamentali;                                                                   
 - il secondo che prevede  inuguaglianze economiche e sociali, reputate giuste se producono effetti benefici per ognuno  , in primis chi risulta più svantaggiato nella società;

Quindi questi principi determinano che è utile che alcuni si sacrifichino perché altri progrediscano, ma è ingiusto; al contrario è giusto che pochi abbiano maggiori benefici ma solo se aiutino chi ne ha di meno.

La giustizia per Aristotele

        Tesi fondamentali:
  1. Secondo Aristotele nella giustizia ci sono tutte le virtù, infatti la giustizia può essere esercitata sia su noi stessi che sugli altri. Aristotele considera un uomo giusto chi fa uso della virtù per gli altri.                                                                                                                                                   
  2. Oltre alla giustizia generale esiste la giustizia particolare che è una virtù che si definisce nelle relazioni tra le persone, e si esprime nell'equità. La giustizia particolare si divide in distributiva (che consiste nella distribuzione di beni all'interno della società) e commutativa o regolatrice (fondata sull'uguaglianza; è la giustizia che controlla gli scambi). Quest'ultima si divide in altre due parti, quando è volontaria e quando è involontaria.                                                                       
  3. Esiste il giusto civile e il giusto di natura. Giusto civile si fonda sulle leggi. Naturale non  dipende se uno è buono o no, infatti rimane uguali per entrambi.                                                                                                     
         Tesi conclusiva: Nella giustizia ci sono tutte le virtù. La giustizia secondo Aristotele si divide            in generale e particolare. Quest'ultima si divide a sua volta in distributiva e commutativa o                  regolatrice. Quella commutativa si divide in volontaria e involontaria. Il giusto secondo                        Aristotele si divide in giusto civile e giusto naturale.
        
         Argomentazione fondamentale: Si definisce giusto ciò che non trasgredisce la legge, mentre            ingiusto ciò che è illegale e iniquo, cioè ciò che è a proprio vantaggio. La giustizia è legata alla            società e perciò non si usa solo per se stessi ma per la comunità. Aristotele dice che la giustizia            distributiva è dare a ciascuno ciò che gli spetta, mentre la giustizia commutativa si basa                        sull'uguaglianza tra gli uomini.
   

domenica 6 marzo 2016

Confronto Sofisti-Bentham

                                                                                                                           

domenica 28 febbraio 2016


LA GIUSTIZIA SECONDO UGO GROZIO

TESI FONDAMENTALI

1      L'uomo presenta sia una natura animale, che lo porta alla ricerca di un utile particolare, ma anche una natura sociale proiettata al fine di vivere pacificamente in società, ordinata secondo la propria ragione.

2      La natura umana è una natura razionale. La ragione dell'uomo, non solo permette il formarsi di giuste società, contribuisce a delineare i giusti comportamenti degli individui cercando di trascurare quelli che sono futili istinti.

3.      Le leggi stabilite dagli uomini si rifanno di quel diritto naturale che prevede lo stabilimento in una società  e il rispetto verso le regole conformi a quella stessa società.


TESI CONCLUSIVA
Contrariamente a ciò che che proclamava Carneade, la giustizia, (come dimostrato da Grozio) è propria della natura dell'uomo, e non porta alla stoltezza; in particolare coloro che si macchiano di comportamenti ingiusti ( per un utile immediato) non fanno altro che condannare loro stessi alla rovina, poiché vanno solamente a portare conseguenze negative per il loro futuro. Quindi colui che persegue la giustizia anche quando non sembra portare un bene, non è altri che un saggio.   

ARGOMENTAZIONE FONDAMENTALE
La giustizia, per Grozio, è un diritto naturale proprio della ragione dell'uomo, che porta all'affermarsi di una società stabile e ad un fine principale: l'utile (come bene per la comunità).

                                                                                                                                         Pernilla Suriani

giovedì 25 febbraio 2016

PRINCIPIO DI UTILITA' DI JEREMY BENTHAM

-TESI FONDAMENTALI

Prima tesi:
Il principio di utilità riconosce la dipendenza dell'uomo dal dolore e dal piacere, dai quali scaturiscono il criterio del giusto e dell'ingiusto da un lato e, dall'altro, tutta la serie di cause ed effetti ad esso legata. Bentham lo pone come fondamento per il raggiungimento della felicità, la quale può essere perseguita solo con la ragione e gli strumenti di legge. 

Seconda tesi:
L'uomo si serve del principio di utilità come criterio di valutazione delle azioni che portano all'aumento o alla diminuzione della felicità.

Terza tesi:
Proprio perché preso (il principio di utilità) come criterio di valutazione, per mezzo di esso, dovremmo poter essere in grado di determinare si sia o non sia giusto compiere un'azione.

-ARGOMENTAZIONI
Bentham spiega ciò che per lui è l'utilità, associandola alla proprietà che ha ogni singolo oggetto di apportare un beneficio, un piacere o, allo stesso tempo, di prevenire un male o un dolore.
Ognuno di questi oggetti o azioni hanno come fine l'interesse dell'individuo o della comunità quando tendono ad aumentare il loro benessere o diminuire il loro dolore.
Spiega inoltre come un individuo che apparentemente va contro al principio di utilità, in realtà non fa che confermarla poiché ricorre ad essa nel momento in cui asserisce che la sua azione ha un'utilità maggiore rispetto ad un'altra. 

-TESI CONCLUSIVE
Il principio di utilità fa si che un'azione tenda ad aumentare la felicità più di quanto tenda a farla diminuire. Se applicato tramite una misura di governo, porta al raggiungimento della felicità di un numero maggiore di individui, cioè alla comunità.