domenica 10 aprile 2016

CONCEZIONE DELLA GIUSTIZIA SECONDO JOHN RAWLS


Tesi fondamentali:
1                Al fine di creare una giusta società deve essere necessaria la presenza di principi di giustizia determinati in una situazione originaria di uguaglianza da individui liberi e razionali;
2               La giustizia deve essere intesa come equità ( bisogna tornare ad una posizione originaria di uguaglianza che corrisponde allo stato di natura della teoria tradizionale);
3               I principi di giustizia devono essere scelti, come dice Rawls, sotto un velo d’ignoranza;
4                Per stabilire i principi di giustizia bisogna considerare ciò che è giusto e ciò che è ingiusto;

Argomentazione fondamentale:
Secondo Rawls la giustizia è l’affermarsi di principi di giustizia (che devono sottintendere i tipi di collaborazioni sociali da mettere in atto e le forme di governo da istituire) scelti in accordo da soggetti liberi e razionali. Ma a chi spetta il compito di istituire questi principi ed in modo equo? Per Rawls ciò può avvenire solamente tornando alle origini, ad una situazione originaria di uguaglianza e quindi di uguale libertà nella quale è bene definire i termini per l’associazione sociale. Tornando ad una posizione originaria, di equità ,infatti, i principi di giustizia vengono scelti in maniera equa, sotto un velo di ignoranza , poiché nessuno sa quale sia il suo posto in questa società e quindi tutti presentano gli stessi diritti, ognuno vive nella medesima condizione in cui vivono gli altri e perciò non si andrebbero a creare vantaggi o svantaggi a discapito dell’uno o dell’altro. A questa situazione sembra però difficile associare un principio di utilità, perché una persona dovrebbe rinunciare a dei benefici solo per vedere altri individui meglio collocati nella società? In fondo a nessuno sembra giusto tollerare una duratura perdita personale solo per aumentare il livello generale di utilità.

Tesi conclusiva:
Il gruppo di individui arriverà quindi a valutare due tipi di principi differenti:
- il primo che prevede l’uguaglianza nell’assegnare i diritti ed i doveri fondamentali;                                                                   
 - il secondo che prevede  inuguaglianze economiche e sociali, reputate giuste se producono effetti benefici per ognuno  , in primis chi risulta più svantaggiato nella società;

Quindi questi principi determinano che è utile che alcuni si sacrifichino perché altri progrediscano, ma è ingiusto; al contrario è giusto che pochi abbiano maggiori benefici ma solo se aiutino chi ne ha di meno.

La giustizia per Aristotele

        Tesi fondamentali:
  1. Secondo Aristotele nella giustizia ci sono tutte le virtù, infatti la giustizia può essere esercitata sia su noi stessi che sugli altri. Aristotele considera un uomo giusto chi fa uso della virtù per gli altri.                                                                                                                                                   
  2. Oltre alla giustizia generale esiste la giustizia particolare che è una virtù che si definisce nelle relazioni tra le persone, e si esprime nell'equità. La giustizia particolare si divide in distributiva (che consiste nella distribuzione di beni all'interno della società) e commutativa o regolatrice (fondata sull'uguaglianza; è la giustizia che controlla gli scambi). Quest'ultima si divide in altre due parti, quando è volontaria e quando è involontaria.                                                                       
  3. Esiste il giusto civile e il giusto di natura. Giusto civile si fonda sulle leggi. Naturale non  dipende se uno è buono o no, infatti rimane uguali per entrambi.                                                                                                     
         Tesi conclusiva: Nella giustizia ci sono tutte le virtù. La giustizia secondo Aristotele si divide            in generale e particolare. Quest'ultima si divide a sua volta in distributiva e commutativa o                  regolatrice. Quella commutativa si divide in volontaria e involontaria. Il giusto secondo                        Aristotele si divide in giusto civile e giusto naturale.
        
         Argomentazione fondamentale: Si definisce giusto ciò che non trasgredisce la legge, mentre            ingiusto ciò che è illegale e iniquo, cioè ciò che è a proprio vantaggio. La giustizia è legata alla            società e perciò non si usa solo per se stessi ma per la comunità. Aristotele dice che la giustizia            distributiva è dare a ciascuno ciò che gli spetta, mentre la giustizia commutativa si basa                        sull'uguaglianza tra gli uomini.