martedì 3 maggio 2016

LEGALIZZARE O MENO LA PROSTITUZIONE

Ancora oggi, in Italia, il fenomeno della prostituzione continua ad essere rilegato nella clandestinità. Le ragazze, per propria scelta o perché costrette, (e queste sono la maggior parte), si trovano a esercitare la loro attività sul ciglio delle strade o in luoghi sempre più appartati, bui ed isolati.
Legalizzare, nel senso più comune e significativo del termine (nel senso di “essere e rendere legale), dovrebbe essere di base e fondamento in una società civile e democratica; significherebbe interessarsi ed occuparsi di una determinata questione, regolamentarla e disciplinarla e non necessariamente arrivare a consentirla.
Si tenga presente che, ancora oggi, nel nostro Paese la prostituzione non è disciplinata: non è disciplinata nel nostro codice penale e, di conseguenza, non è considerata reato.
Con la legge Merlin del 1958, veniva stabilita la chiusura dellecase chiuse” e l'abolizione della relativa regolamentazione, introducendo tutta una serie di reati e fattispecie criminose, che dovevano servire a contrastarne lo sfruttamento ed il favoreggiamento da parte dei clienti.
Da quel momento in poi, quindi, a causa di quel vuoto giudiziario creatosi, si sono alternati momenti nei quali il fenomeno veniva tollerato, con altri periodi meno transigenti, lasciando spazio di conseguenza, al potere di manovra della malavita, di organizzazioni criminali senza scrupoli, dedite all'illecito sfruttamento di povere ragazze, quasi sempre provenienti da Paesi del terzo mondo tormentati da estenuanti e sanguinose guerre civili.
Ragazze per lo più adolescenti, illuse da prospettive di vita migliore, portate lontano dai loro Paesi per essere invece minacciate e sfruttate da criminali senza scrupoli, disposti a tutto pur di arricchirsi sulla loro pelle.
Legalizzare quindi significherebbe individuare e censurare i casi di “tratta” degli esseri umani e di sfruttamento, stroncando l'illecito arricchimento ed i proventi della malavita e tutta quella serie infinita di reati collegati.

Sempre più spesso, quindi, si punta oggi alle retate in appartamenti e soprattutto per strada, nei quartieri di periferia, più che altro come palliativo per l'opinione pubblica, senza riuscire però ad arginare il fenomeno dello sfruttamento. Vengono identificate e schedate le ragazze, ma difficilmente si riescono a colpire i loro aguzzini.
Per questo motivo, negli ultimi anni, sta prendendo sempre più piede e sta maturando sempre più l'idea, di regolamentare una volta per tutte il fenomeno ritornando, in un certo senso, alle vecchie case chiuse.
Si proporrebbe di delimitare il fenomeno e circoscriverlo in luoghi sani e sicuri, identificando e controllando le ragazze anche dal punto di vista sanitario ed al contempo, regolamentando il fenomeno anche dal punto di vista fiscale, stroncando del tutto lo sfruttamento illegale.
Allo stesso tempo, però, si ha quasi la tendenza a pensare e credere che legalizzare la prostituzione comporti una sorta di approvazione morale da parte della società, in gran parte ancora restia come cultura, ancora lontana, per ciò che riguarda tale fenomeno, a quel pieno e alto valore di giustizia che, come lo stesso filosofo John Rawls afferma, ha il compito di provvedere all'equità e all'uguaglianza dei diritti fondamentali, i quali dovrebbero spettare allo stesso modo a qualunque libero cittadino del Paese.
Da un servizio televisivo girato in Germania dalle Iene, ad esempio, si potrebbero comprendere meglio gli effetti positivi scaturiti dalla legalizzazione del fenomeno. Si parla di una vera e propria industria del sesso; esistono ,infatti, centinaia di centri sparsi per tutto il paese dove le ragazze possono praticare liberamente il mestiere, pagare le tasse sui loro guadagni, essere coperte da un assicurazione sanitaria, come fosse una qualsiasi normale attività lavorativa.
Ritengo, in conclusione, che lo scopo della legalizzazione della prostituzione dovrebbe essere quello fornire i diritti di un cittadino qualunque, che forse ha semplicemente ha scelto di vivere secondo principi morali diversi, proteggendolo da qualsivoglia tipo di abuso e fornendogli l'adeguata e completa regolamentazione, sia dal punto di vista penale, che da quello fiscale e sanitario.

Consapevoli che nessuna legge sarebbe in grado di eliminare del tutto il fenomeno, quanto meno si è sicuri di averlo regolamentato.


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