domenica 1 maggio 2016

Apple vs FBI

In questo ultimo periodo si parla molto del dibattito tra la Apple e l'FBI. Questo dibattito nasce dal rifiuto della Apple di sbloccare l'iPhone ad un presunto terrorista di nome Syed Farook. La ragione per cui la Apple ha rifiutato è perché pensa che una volta sbloccato un telefono l'FBI sarebbe in grado poi di sbloccarne molti altri, anche se quest'ultima  ha ripetuto e fatto capire più volte che si sarebbe trattato solo per questa causa in quanto vi era la possibilità di catturare un terrorista. Bisogna dire peró che inizialmente la Apple aveva accettato di aiutare l'FBI con un metodo già testato in altre occasioni ovvero quello di portare il telefono in un area in cui è presente una rete Wi-Fi nota al telefono, nella speranza che l'iPhone faccia un backup su iCloud  e salvare sui server Apple i dati relativi alle ultime settimane. Ma lavorando su questo caso i tecnici hanno scoperto che qualcuno aveva cambiato la password dell'account iCloud di Farook, rendendo inutile la procedura. Quindi non potendo utilizzare questo metodo la Apple si è rifiutata di dare una mano all' FBI. Le ragioni del rifiuto da parte di Apple le ha spiegate approfonditamente in un intervista Tim Cook. Secondo lui il problema di fondo è che dal punto di vista tecnico è impossibile sbloccare quell'iphone senza creare uno strumento (una speciale versione di ios senza funzioni di sicurezza)  che sarebbe in grado di sbloccare qualsiasi iPhone al mondo. Questo strumento sarebbe molto desiderato da qualunque organizzazione criminale o governo e quindi chiunque la custodisse sarebbe attaccato dai migliori intrusi informatici. Di conseguenza prima o poi questo strumento così ambito e delicato  sfuggirebbe alla custodia di chiunque, compresa quella di Apple, e sicuramente di quella della autorità federali americane, che si sono già in passato fatte sfuggire dati sensibili di milioni di americani in una serie di attacchi informatici. Verrebbe compromessa completamente la sicurezza di milioni di utenti onesti che affidano ai loro cellulari dati sensibili e personali come possono essere dati di lavoro, messaggi confidenziali, o il luogo dove si trovano i propri figli. Quindi secondo Cook l'unico modo per non far finire in mani ostili questo strumento è non crearlo proprio. L'FBI per tal rifiuto ha anche attaccato le aziende tecnologiche muovendogli una accusa per l'utilizzo della crittografia che secondo loro impediva e rendeva più difficile lo svolgimento delle indagini su casi anche molto delicati, come attacchi terroristici. Nel sito m.yahoo.com possiamo leggere che il dipartimento di giustizia riguardo il problema tra Apple e FBI ha rinviato la resa dei conti, ciò potrebbe essere considerata una vittoria per la Apple. Ma si tratta di un costo: il suggerimento che ci possa essere una lacuna nel software di protezione dei contenuti dei recenti iPhone. Per capire chi ha ragione o meno possiamo fare riferimento al concetto aristotelico di etica. Aristotele sosteneva che ogni azione viene compiuta per un fine che appare buono e desiderabile; il fine sommo è la felicità, che consiste nell'usare secondo virtù la ragione e realizzare così la vera natura umana. Partendo da questo concetto possiamo comprendere il pensiero dell'FBI che vorrebbe sbloccare il telefono di Farook per salvaguardare e fare del bene (quindi rendere felici) a molte individui, in quanto in tal modo si potrebbero evitare altre stragi o attacchi terroristici. Come sostiene Aristotele il bene supremo del singolo, subordinato alla politica, è meno perfetto se non corrisponde al bene dell'intera comunità. La maggior parte degli americani si è schierata a favore dell'FBI, una minoranza è dalla parte della Apple e alcuni non hanno espresso il loro parere. D'altronde non tutti gli uomini sono d'accordo sul significato da dare alla parola felicità, soprattutto in un epoca utilitarista come quella attuale e dove gli interessi economici prevalgono su quelli umanitari. Non è facile sancire con certezza quale decisione sia la più etica, in quanto da un lato lo sblocco dei telefoni sarebbe utile per lo svolgimento delle indagini dell'FBI per la lotta al terrorismo ma dall'altro si andrebbe a violare il diritto di privacy delle persone. Indubbiamente la complessità dell'agorà virtuale rispetto all'agorà della polis greca ha reso più difficile delimitare e gestire il concetto e le relative regole della privacy. Anche rispetto a ciò il pensiero Aristotelico puó correrci in aiuto, facendoci riflettere su come sia difficile seguire tra due posizioni estreme la rotta della medietà. Sappiamo quanto l'idea di giusto mezzo di Aristotele sia difficile da trovare perché è un punto estremamente fragile. Ma resta la speranza che la ragione, di volta in volta, adeguatamente educata saprà dove spostarsi per allontanarsi dagli eccessi. La tesi per la quale si dovrebbe sbloccare il telefono di Farook, si potrebbe negare sostenendo il pensiero dei sofisti, ovvero considerare questa tesi una decisione che va contro natura. Mentre se prendiamo in esame la seconda tesi, ovvero quella per cui non si dovrebbe sbloccare l'iPhone di Farook, la si potrebbe negare sosotenendo il pensiero di Aristotele sull'etica, cioè che ogni azione ha un fine, questo fine è il bene sommo che coincide con la felicità e quindi la Apple non sbloccando tale iPhone non farebbe la felicità di molte persone.

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